LE ICONE DELL’ESSERE : CATALOGO DELLA MOSTRA DI BRATISLAVA

 KATALOG  ( Si può visionare il catalogo in lingua slovacca e italiana.)

 

Un artista italiana al IX festival internCastello di Bratislavaazionale di poesia di Bratislava2010 Laura Pitscheider sarà presente al IX Festival Internazionale di Poesia di Bratislava con una personale intitolata “Le Icone dell’Essere”. Un omaggio alla poesia che nasce da una lunga ricerca tra le assonanze tra parola, suono e colore. Tutto il lavoro dell’artista,è da sempre, è dedicato ai poeti e nel 1998 è stata invitata al Parlamento Europeo di Strasburgo per dedicare una personale al poeta Yvan Goll,(il poeta dei 5 Continenti),poeta simbolo dell’esilio e della poesia senza confini.Il Castello di Bratislava, ospiterà nella sua sede espositiva, nell’ambito del IX Festival Internazionale di Poesia,

le opere di Laura Pitscheider, sensibile artista che, fin dal suo esordio, ha dedicato tutto il suo lavoro alla poesia,
sviluppando con tenace impegno la ricerca di tracce tra scrittura, suono e colore.
“Questa mostra, voluta dall’Istituto Italiano di Cultura di Bratislava, è corredata da un catalogo bilingue,
gode del patrocinio del Ministro della Cultura slovacco, del Capo del Dipartimento agli Affari Internazionali del Ministero degli Affari Esteri slovacco, nonché degli auspici dell’Ambasciata d’Italia in Slovacchia e dell’Istituto Italiano di Cultura di Bratislava ed è suddivisa in 4 sezioni:

:“Il Giardino del poeta”, nato attorno alle poesie di Yvan Goll e Luis Cernuda.
“Mysterium Ineffabile” dedicato al romanzo di Renè Daumal “Il Monte Analogo”
“Alfabeto di Polvere” e “Un Infinito Canto” attorno a due poesie dell’artista.

Quasi tutte le opere sono dipinte su carta, con colori (acrilici, acquerelli, colle, ori, resine , pigmenti) che l’artista realizza da sé.
Nel testo del catalogo che accompagna la mostra, intitolato :”Le Icone del Silenzio” è scritto:

(…)Nel raccoglimento del suo studio, di fronte a quel poeticissimo “ramo del lago di Como” di manzoniana memoria, dove tutto è arte, ma soprattutto purezza, la Pitscheider continua oggi l’esercizio della sua ininterrotta scrittura dove pittura e poesia fluiscono e confluiscono. Ne escono le icone della mutevole e multiforme accidentalità dell’essere, che è poi anche la sua e la nostra precarietà e finitudine.
Le icone del silenzio, di estremo rigore e di rastremata asciuttezza: una pittura condotta con ferrea tensione intellettuale, priva di compiacenze e di colpi di effetto, anzi non di rado ostica e spoglia. Ecco perché scegliere di esporre le spoglie icone della Pitcheider significa fare una scelta inequivocabile in favore della pittura e della nobiltà dell’arte. Ma in questo inarrivabile tendere sta anche l’eticità del vivere come del far pittura. ”La pittura – mi ha detto un giorno la Pitscheider – è cercare e trovare facendo…forse è un’illusione, ma un’illusione che ci aiuta a sopravvivere in un mondo che tende ad annullarci come soggetti”. Quand’ anche da lì non venissero risposte solutive (che non verranno), far arte per la nostra artista non è solo una forma di resistenza morale al fluire insensato degli elementi ma diventa un valore eticamente connotato quale fedeltà al proprio sentire e come testimonianza di un ininterrotto tendere verso un altrove. Essere pittore oggi, come ieri, è stare altrove; parola che nella sua profonda semplicità sta vicino a quelle che avevano potuto dire Klee o Giacometti.
„Altrove” è il “mondo di dentro”, il luogo della poesia, dello spirito, dove il tempo è misurato in modo diverso, dove regnano silenzio e oscurità. E’ per questo motivo che l’artista non dà titolo alle opere. Quella loro nudità onomastica è proprio una necessità, poiché la sensazione che trasmettono, di contemplazione, di intuizione, di metamorfosi dallo stimolo primario all’immagine finale, è molto vasta, multipla, spirituale, consecutiva, aperta alla contemplazione e all’intuizione di chi guarda, e allora un titolo restringerebbe, localizzandolo, il campo del comprendere.
I quadri, uno per uno, hanno una loro storia, un loro frammento di spirito che vi brucia dentro, una loro vis poetica che stimola in noi l’avvio di una fascinazione. Fascinazione che deve però essere subito abbandonata perché ci porterebbe fuori strada. L’analisi deve spingersi molto più in profondo, coinvolgerci totalmente, farci capire che ogni riferimento è sbagliato poiché bisogna inventare tutto di nuovo.
E quando si verifica questa coincidenza, allora l’opera s’ illumina della sua vita, del suo dolore, della sua poesia.

Nei luminosi spazi del “Giardino d’Occidente” del Castello di Bratislava, “II giardino del Poeta” della Pitscheider, insieme alle altre sezioni della mostra, trovano un abbraccio ideale, una bella liaison dell’essere.

….. Andando nel sole che abbaglia
Sentire con triste meraviglia
Com’è tutta la vita e il suo travaglio
In questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia……

Eugenio Montale
(da “Meriggiare pallido e assorto” 1916)

Teresa Triscari
Direttore Istituto Italiano di Cultura
di Bratislava

 

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