NON VORREI DIRE ANCORA LA PAROLA GUERRA. VORREI DIRE : “ANCORA TANTO ODIO”.

Foto archiviate

Ogni giorno ancora guerre e, ogni giorno,ancora morti. Un tormento senza fine, mentre, paradossalmente (ma legittimamente),il popolo dei turisti,cerca un po’ di evasione,comprandosi due settimane di finto paradiso da qualche parte.

Due settimane per riposare,per stare un po’ in pace, e immortalare attimi felici,in una foto ricordo. Stare un po’ in pace…ma la pace è difficile: spesso è sporca di sangue. Non riesco a fare commenti su quello che accade in questi giorni,perchè non ne ho più la forza.

Anche leggendo i giornali ,non riesco a trovare,in quello che leggo,una motivazione valida che giustifichi tanti cadaveri. Che giustifichi la perdita ,anche di un solo essere umano. Quando penso che si difende la vita contro l’aborto,contro l’eutanasia e si deve accettare, che ci sia un resoconto di morti quotidiane,allora mi sento proprio impotente e avvilita. La vita è così preziosa,e nessuno può considerare una guerra,un atto dovuto. Neppure per difendersi. Se l’uomo distrugge, l’uomo può ricostruire. Non è la Bontà, la forza di un uomo. La forza di un uomo, è la Volontà.

La Pace bisogna VOLERLA,fortemente, tenacemente,INSTANCABILMENTE. In questi giorni sono andata a ricercare,tra i miei scaffali, un libretto di poesie di Tahar Ben Jelloun,scritto dopo la Guerra del Golfo, s’intitola “Dalle ceneri”, e ne ho estrapolato alcuni versi,che pubblico qui di seguito. Sono parole forti,che valgono quanto i mille articoli scritti attorno ai conflitti armati che avvengono ogni giorno. Ben Jelloun scrive:”… Ogni guerra lascia dietro di sé dei resti. Quella del Golfo ne ha lasciati molti. E il mondo,la coscienza del mondo ha già posato gli occhi altrove.”

…Una volta che si è stesa una coperta di sabbia e di cenere su migliaia di corpi anonimi,si coltiva l’oblio. E’ allora che la poesia si solleva. Per necessità. Diventa parola urgente nel disordine in cui la dignità dell’essere viene calpestata.

(…)

Quel corpo che già fu una risata

adesso brucia.

Ceneri portate via dal vento fino al fiume

e l’acqua le riceve come resti

di lacrime felici.

Ceneri di una memoria in cui trasluce una piccola

vita molto semplice,una vita senza storia,con

un giardino,una fontana e qualche libro.

Ceneri di un corpo scampato alla fossa comune

offerte alla tempesta delle sabbie.

Quando si alzerà il vento quelle ceneri

si andranno a posare sugli occhi dei vivi.

E quelli senza saperne niente

cammineranno trionfanti con un po’ di morte

sul viso.

(…)

Tahar Ben Jelloun. “DALLE CENERI”. Ed. Il melangolo

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