ROBERTO TONELLI per “La collezione Immaginaria”

“…ed ecco il popolo degli oppressi…”

(Qohèlet) 2008

Acquaforte su zinco

mm.160×240

 

 

 

 

 

 

 Esterina, i vent’anni ti minacciano,
grigiorosea nube
che a poco a poco in sé ti chiude.
Ciò intendi e non paventi.
Sommersa ti vedremo
nella fumea che il vento
lacera o addensa, violento.
Poi dal fiotto di cenere uscirai
adusta più che mai,
proteso a un’avventura più lontana
l’intento viso che assembra
l’arciera Diana.

(…)
La dubbia dimane non t’impaura.
(…)
Hai ben ragione tu! Non turbare
di ubbie il sorridente presente.
La tua gaiezza impegna già il futuro         Immagine in alto:” Ultima “spiaggia”
ed un crollar di spalle                             2004 Acquaforte

                                                            su zinco,mm.210×420    

dirocca i fortilizî
del tuo domani oscuro.                           Immagine in basso :”Ultima morirà
(…)                                                       anche la speranza?” 2006

Ti guardiamo noi, della razza                  Acquaforte su zinco,mm. 210×420    
di chi rimane a terra.

(Montale, Ossi di seppia – Movimenti)

Il presente lo vive con piena serenità solo chi, come la giovane Esterina, non ha ancora varcato il confine; al di là si comincia ad avere paura del presente e si guarda con angoscia crescente il futuro. L’uomo adulto osserva ciò che lo circonda e non è più capace di passare oltre, perché improvvisamente gli è manifesto il domani, il futuro, l’incertezza.

“La dubbia dimane non t’impaura?” Roberto Tonelli pone questa domanda, confessando la sua debolezza, il suo turbamento di fronte a drammi vicini e lontani.

La guerra e le distruzioni, il viaggio dell’emigrante e il suo tragico epilogo, la vecchiaia e gli infiniti attimi di solitudine; ogni incisione è un cupo cammeo delle sofferenze e delle nefandezze dell’uomo, e a ciascuna segue la fatidica domanda: Il domani non ti spaventa? Il divenire di questo presente non ti sconcerta? L’animo dell’artista è in subbuglio, dallo sgomento nasce l’opera, catartica e liberatoria. Alle paure vengono dati volti e forme; l’incisione è l’incendio che divampa dalla mente dell’artista (“Burnin’ mind”).

Poeta delicato, ma franco, Tonelli snocciola i suoi pensieri in un crescendo di intensità e di crudezza. Prima sono gli oggetti, sintetiche e metaforiche suggestioni dell’evento, spiragli sul dramma, poi viene la dichiarazione della nuda sofferenza: l’autore non allude più alla morte, ma la rappresenta.

Una delle opere più sconcertanti è sicuramente “Dopo la mareggiata”. Alla tragica fine dell’esule, che tenta la via del mare e si scontra con le forze della natura, si riferivano la scarpa abbandonata sulla riva (“Ultima spiaggia”) e gli occhi tristi e speranzosi ai margini della burrasca (“Ultima morirà anche la speranza?”), parti di un tutto ben più tragico, che Tonelli, ora, non ha remore a presentare: il corpo spiaggiato di un uomo dalle membra rigide tese verso il cielo, nell’ultima, eterna, richiesta di salvezza (“Dopo la mareggiata”). L’ombra in lontananza è l’indifferenza del mondo.

Raramente l’artista è stato più esplicito e diretto; quest’incisione è il grido, l’acuto.

La mente torna però presto a dominare le emozioni e Tonelli riscopre poetiche metafore, secche e incisive, ma mai brutali. Il tema dello scontro bellico si snocciola in tre acqueforti, la prima, “Fantasmi nella notte dell’uomo”, del 2003, è un capolavoro di sintesi: il buio nel quale ci si è rinchiusi in cerca di protezione e riparo è squarciato, violato; la deflagrazione apre un varco dal quale entra una pallidissima luce. I bordi disfatti raccontano la distruzione. A distanza di cinque anni Tonelli torna a trattare la violenza bellica con due opere di grande respiro dai toni quasi epici: “Si fa buio nei cieli dell’uomo” e “Ecco il popolo degli oppressi e non c’è chi li consoli”. L’orizzonte si dilata e i sopravvissuti, usciti dai nascondigli, osservano la loro terra che brucia, la loro vita che si disperde nel cielo in densi fumi neri.

La morte, la fragilità dell’uomo, apparentemente così capace, vite consegnate al caso (gli antichi avrebbero detto al “fato”), per loro decideranno altri uomini o la natura stessa, è questo l’assillo dell’artista, il nodo di tutti i suoi pensieri: la totale incertezza.

Un’incisione del 1999 ne è l’icona: siamo vite sospese, come gli abiti che i minatori consegnano al loro ingresso in miniera e, appesi al soffitto su ganci metallici, paiono ombre, fantasmi imprigionati.

“La salle de vies suspendues” è il limbo di ogni uomo; una parte di noi è consegnata, perché venga custodita, in attesa del ritorno.

Dopo tante amarezze un uomo pacato, saggio e positivo come Roberto Tonelli non poteva che aprirsi alla speranza: “l’Attesa”, acquaforte del 2004, è libera da qualsiasi angoscia, è pausa meditata e silenziosa, è un bisogno e un desiderio. Nelle ultime opere cresce il lirismo e l’astrazione, la vita è un cielo che si addensa (“Non vedi com’è turbato il cielo”), un albero cresciuto nel tempo piegandosi e ripiegandosi su se stesso in un intreccio senza fine e senza luce (“È un mondo difficile, è vita intensa…”), che, però, nella stagione della fioritura si veste di desideri (“L’albero dei desideri”), di sogni.

La mente in subbuglio dell’autore genera incubi e speranze, il risultato è una mostra dai ritmi tutt’altro che pacati, piuttosto una sincopata staffetta di immagini, di paure e di slanci.                                                                  Paola Riccardi

Presentazone critica alla mostra ” La dubbia dimane non t’impaura?” che si terrà presso la Galleria Sant’Ilario di Piacenza (Vicolo Sant’Ilario-traversa di Via Garibaldi) dal 4 al 12 ottobre 2008 (tutti i giorni dalle 16.30 alle 19.30) Vernissage 4 ottobre alle ore 17

Per Roberto Tonelli

Sono chiare, sono esplicite, sono struggenti le immagini di Roberto Tonelli. Sono cariche di umanità e compassione. Sì, compassione, proprio nel senso di un sentimento che fa soffrire per il dolore dei mali  altrui, come se fossero  i nostri.  Sentimento ormai raro, che  spinge Tonelli a creare fogli in cui non ci sono né retorica, né decorazione, ma puntiglio, precisione fotografica e maestria senza ripensamenti. Precisione del fotografo, ma non lo stesso procedimento.  Mentre l’uno coglie l’istante per consegnarlo al tempo, posando lo sguardo fuggevole altrove, qui è il tempo determinato dall’incisore a fissare per sempre un’emozione scavata nel segno. Per il fotografo il problema è riuscire a vedere; per l’incisore vedere e costruire. Così segno dopo segno, quel dolore intravisto e convissuto si sedimenta piano, morsura dopo morsura, in un cammino verso una meta sognata, ma non ancora avvistata. Cammino che sembra accompagnare quelle figure/ombra, buie come il cielo che le sovrasta, come l’aria che le avvolge.      Non è forse quella parte di noi che cammina? Non sono forse le nostre paure, che ci vengono incontro come spettri, come rimorsi oscuri e che cerchiamo di rigettare nel mare dell’oblio, quelle figure che ci perseguitano e minacciano il nostro ottuso benessere? Vorremmo farle sparire col nostro telecomando, allontanarle e farle ripiombare nel vuoto di uno schermo televisivo, come si fa con un film che non ci piace.  Invece no, Tonelli le compone ad una ad una in un affresco dove indissolubilmente  ci siamo anche noi. In quelle immagini c’è il prossimo: un’entità che non è fuori dalla nostra  Storia.  Quelle immagini sembrano dirci che non ci si difende dal dolore altrui, né dalla povertà altrui erigendo muri e rinchiudendosi in torri e fortezze.  E’ proprio la Storia ad insegnarcelo.  Un popolo in viaggio non può essere respinto con durezza: ritornerà. Questo, Tonelli lo sa e, con calma e pazienza, scrive e descrive pagine che resteranno a testimoniare le ingiustizie del nostro tempo, come fece un grande maestro, un grande incisore: Francisco Goya. (Laura Pitscheider)

 Roberto Tonelli è nato a Bologna nel 1942. Vive e lavora a Piacenza, dove si è formato all’Istituto d’Arte ”F.Gazzola”compiendo studi specifici sull’Incisione.E’ socio fondatore dell’Atelier del Borgo, associazione per la valorizzazione dell’opera d’arte su carta ed in particolare della grafica originale. Ha esposto in numerose personali e collettive,partecipando con successo a varie

Biennali d’Incisione

 

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